- Non oltraggerai mai più questa donna, lo giuro sulla mia lama.
- Staremo a vedere, bastardo.Roderick colpì Malika con una frustata e la scaraventò davanti a Donato. Questi ribollì di rabbia. La donna tremava a terra, il sari di seta sbranato dalle frustate. I lunghi capelli corvini le coprivano il volto come una cortina funerea. Aveva paura di muoversi, di guardare cosa stava per accadere. Non c’era via di scampo per lei: la frusta del suo padrone avrebbe continuato a tormentarla fino alla morte.
E ora, in quell’istante, qualcuno si era frapposto tra lei e il suo destino infelice. Una lama pronta a difenderla, una lama mossa da una mano forte, giusta. Donato, l’ispettore creolo delle tenute malesi di lord Kingsley. Donato, il suono di quel nome le scosse la coscienza. Quell’uomo sconosciuto era piombato nella sua vita sconvolgendola come un monsone. E ora stava per battersi contro Roderick, il nipote di lord Kingsley. La donna alzò il capo tremante e vide davanti a sé il giovane ispettore con la sciabola in pugno. Una violenta frustata le sferzò la schiena. I brandelli dell’abito di seta volarono nell’aria come ali di farfalle svelando la pelle dorata e insanguinata della schiena. La giovane gridò e si abbatté supina a terra.
- Che cosa ti prende, creolo, dov’è la tua rabbia? - gridò Roderick ridendo sguaiatamente. Poi ripose la frusta e sguainò il fioretto.
L’ira e lo sdegno incendiarono gli occhi neri dell’ispettore. La mano forte strinse l’elsa della sciabola. Le gambe si tesero in uno scatto. Un grido ferino investì lo spavaldo Roderick: davanti ai suoi occhi, tutta la rabbia e la furia del creolo. Con prontezza l’inglese scartò di lato, evitando l’assalto. Donato si girò e lo caricò ancora. La danza mortale della frusta e della sciabola proseguì nel grande cortile, lontano da Malika svenuta.
Quel duello era come una corrida: Roderick, con l’eleganza di un toreador, scartava e schivava le cariche furiose del creolo. Ben presto però quel gioco di finte e schivate sfiancò l’inglese che cedette alla forza taurina dell’avversario. I duellanti abbandonarono le armi, e la lotta divenne serrata, un convulso avvinghiarsi di corpi sudati. I due uomini lottarono come leoni, il loro sangue macchiò la sabbia del cortile. Presto la sete di giustizia e di rivalsa per Malika infuocò i muscoli di Donato, che serrarono mortalmente il collo di Roderick.
L’inglese rantolò.
Donato lasciò andare il corpo del nemico, trascinandosi esausto fino a Malika.
La giovane aprì gli occhi tra le sue braccia. Il creolo era ansante, coperto di graffi. Malika stava per chiedergli cosa fosse accaduto, ma lui le mise un dito sulle labbra e le sorrise.
- E’ tutto finito, non hai più nulla da temere.
Gli occhi di Malika brillarono di lacrime di liberazione. Mise le braccia tremanti al collo di Donato e pianse di gioia: era tutto finito, e Donato, il suo salvatore, era lì con lei. Vivo.
Il brano ha una forte potenza descrittiva, immagini suggestive (i brandelli del sari che volano come farfalle, la cortina funerea dei capelli) e la scelta personalissima di vocaboli insoliti (il sari di seta sbranato dalle frustate). Anche la frase del titolo, che torna nel primo rigo, è davvero indovinata.
Il mio intervento si è basato su lievi correzioni di punteggiatura e ha cercato di eliminare le ripetizioni, specialmente dei nomi propri.
Un buon editing rispetta le scelte lessicali dell’autrice: io ho sostituito solo tre parole: sguainata, che è un termine perfetto ma ha il limite di creare una rima involontaria con la parola che segue frustata. Idiota, perché bastardo è più duro e si adatta di più al registro “forte” del racconto. Si riebbe perché aprì gli occhi è più dolce, nel momento in cui l’incubo finisce. Poi ho eliminato con impeto perché il termine scaraventare racchiude già in sé l’idea dell’impeto.
L’inglese rantolò , isolato, dà rilievo alla morte, già annunciata nel mortalmente del rigo precedente.
Un’ultima cosa: la danza mortale della frusta e della sciabola ha in sé un’incoerenza, perché Roderick ha riposto la frusta. Ma l’immagine è così bella che ho preferito tenerla.
Per concludere, desidero fare i miei complimenti all’autrice.
Ornella Albanese