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lunedì 29 novembre 2010

Il fidanzato traditore di Save the Queen

Delle risate mi colgono impreparata. Avevo sperato fosse solo. Volevo regalargli me stessa prima della festa per il nostro fidanzamento di stasera. Salgo al piano di sopra da dove mi giungono all’orecchio anche gridolini e risate femminili. Rallento quando scopro che provengono dalla camera da letto padronale.
Ma incedo con passo incerto e mi arresto solo quando sono sulla soglia di quella porta socchiusa.
Le risate sono ora soffocate da lamenti. No, non sono lamenti, ma un uomo e una donna che si stanno amando. La mia mano fasciata dal guantino azzurro apre con determinazione la porta. Lo scenario che si offre ai miei occhi è oltremodo indecente!
Il mio fidanzato si sta contorcendo di piacere. Avvinghiato al suo corpo di uomo vissuto, il delicato  e candido corpicino di Marie, la figlia di Lady Elisabeth, amica di sua madre. La ragazza era come una sorella per lui mi disse un giorno. Resto a guardare esterrefatta. Non so se urlare indignata, piangere, fuggire…
Raccolgo le mie forze. Respiro a fondo e ripenso a tutto ciò che mi ha insegnato mia madre. Ora capisco che ha ragione. Degli uomini non ci si deve innamorare, ma si devono educare.
“Tesoro, fidanzato mio, non vorrei ti stancassi troppo con la tua amata “sorellina”… abbiamo una festa questa sera, ricordi?” esordisco, stupendomi io stessa per il mio savoir faire e il mio controllo. Vorrei prenderlo a schiaffi, urlare furiosamente parole che non si addicono ad una signorina del mio rango, vorrei graffiare quel dolce viso emaciato che ha appena goduto del mio uomo e vorrei strapparle quei capelli biondo miele che delicatamente si posano sulle spalle tempestate da mille lentiggini. Ma non farò nulla di tutto questo. La mia vendetta sarà un’altra.
Quattro occhi puntati su di me. Lei si copre con pudicizia arrossendo. E lui, il mio amore, si riallaccia le braghe che aveva calato e si avvicina lentamente.
“Che ci fai tu qui?! Avevi detto che non saresti venuta…” la sua voce  tremolante fa intuire la sua forte emozione e il suo incontrollabile disagio.
“Bramavo di essere tua…” dico guardandolo negli occhi in segno di sfida.
Gli sorrido cordiale e aggiungo: “ Ti aspetto di sotto, così mi accompagni da Carlotta. Miss Marie” e le faccio un cenno di saluto.
Prima di girarmi per uscire, noto una punta di rabbia nello sguardo di Filippo. Si sente tradito dal mio amore. Si sarebbe atteso una scena di gelosia o disperazione a testimonianza del mio vivo e autentico sentimento. La mia vendetta è servita!




venerdì 26 novembre 2010

L'editing di Theresa Melville alla Scena "Tradimento".

Da  Theresa Melville

TRADIMENTO

Era una mattina di novembre fredda e limpida.
Luisa indossava un cappotto blu di cashmere e il vestito preferito di Saverio, quello di seta, che le aveva portato di ritorno dal viaggio in Cina.
L’abito le accarezzava la figura ancora snella, malgrado l’età; quel mattino, vedendolo appeso nell’armadio, aveva pensato che fosse un po’  vistoso per una visita in ospedale, poi l’aveva messo comunque. Saverio era malato. Poteva essere l’ultima volta che lo vedeva vivo. E non voleva deluderlo. Voleva essere esattamente come lui la desiderava.
Entrò in ospedale. Prima di salire al piano, andò dal medico per informarsi sulle condizioni di Saverio.
— Suo marito si sta riprendendo meglio di quanto ci aspettassimo — le annunciò il dottore. — Presto potrà tornare a casa.
— Grazie, grazie dottore. Lei non immagina quanto sia felice di saperlo.
Salutò il medico e si diresse verso l’ascensore. Il reparto di oncologia era al settimo piano; entrandovi, fu schiaffeggiata dall’orrendo pavimento in gomma a scacchi gialli e bianchi, imitazione marmo. Se non altro, pensò, è lucido e pulito.
La stanza di Saverio era in fondo al corridoio.
Luisa esitò, fu sul punto di tornare indietro. Poi si decise. Aprì la porta.
— Sapevo che saresti venuta — l’accolse Saverio, e dal letto  la squadrò  con  disappunto: — Ma come ti sei conciata? Hai cinquant’anni... Sei patetica.
Luisa si sforzò di giustificare il suo uomo. La malattia, la depressione, l’età: bisognava comprenderlo. Erano ancora insieme dopotutto, dopo tanti anni, dopo le altre donne.
Saverio, ora, aveva bisogno del suo aiuto. Non glielo avrebbe negato.
L’altra era sparita quando la malattia era peggiorata, così dall’ospedale avevano chiamato lei, sua moglie, ad assisterlo.
Si erano riconciliati. Per sempre, aveva creduto Luisa. 
— Il dottore ha detto che l’operazione è andata bene — disse al marito, ignorando il suo commento astioso.  — Presto potrai uscire. A casa è tutto pronto.  Io e le tue figlie ti aspettiamo.
Saverio non rispose subito; girò la testa verso la finestra e chiuse gli occhi. Quando li riaprì, la guardò con freddezza. — Marisa è venuta a trovarmi  — la informò.
Poteva significare nulla, ma non era così.
 — Vuole che ritorniamo insieme — aggiunse. — Non penso di venire da te.
Concentrati, concentrati, non devi piangere.
— Ma come... Dopo quello che abbiamo passato in questi mesi, dopo le promesse che mi hai fatto... Io ti sono stata vicina, non Marisa. Hai detto che mi amavi, che ti eri reso conto dello sbaglio.
— Lo so, sono stato un debole. Temevo di rimanere solo. Ma non ti amo più. Ti voglio bene, ma non ti amo.
Luisa sapeva quale era il vantaggio di Marisa. — Il fatto che lei abbia trent’anni e io cinquanta è ininfluente, vero? Sei un maiale. Non dovevo permetterti di farmi ancora del male. — E uscì quasi di corsa dalla stanza.
 Dovevo dar retta alle mie figlie, pensò, mi avevano avvisata. Conoscono il padre meglio di quanto io conosca mio marito.




lunedì 22 novembre 2010

Tradimento di Titina

TRADIMENTO

Era una mattina di novembre fredda e limpida. Luisa indossava un leggero cappotto blu di cashmere. Sotto aveva il vestito preferito di Saverio, quello morbido di seta che le aveva portato al ritorno dalla Cina. L’abito accarezzava con dolcezza la figura ancora snella nonostante l’età. Nel vestirsi quella mattina, aveva pensato che fosse un abbigliamento un po’ troppo vistoso per una visita in ospedale. Ma non le importava. Forse quella era l’ultima volta che lo vedeva vivo. Saverio era malato. Non voleva deluderlo. Doveva essere esattamente come lui la desiderava.
Prima di salire andò dal medico a informarsi sulle condizioni di Saverio.
«Suo marito si sta riprendendo meglio di come ci aspettavamo. Presto potrà tornare a casa,» le annunciò il dottore.
«Grazie, grazie dottore, non sa come mi fa felice.»
Attraversò l’atrio dell’ospedale e si diresse verso l’ascensore. Il reparto di oncologia era al settimo piano. Quando si aprirono le porte fu schiaffeggiata dalla rara bruttezza del pavimento in gomma a scacchi gialli e bianchi imitazione marmo. Ma almeno era lucido e sembrava pulito, pensò.
La stanza di Saverio era in fondo al corridoio, esitò, voleva quasi tornare indietro. Poi si decise ad aprire la porta.
«Lo sapevo che saresti venuta.» L’accolse Saverio. «E come ti sei conciata? Lo vuoi capire che hai cinquant’anni? Sei patetica.»
Luisa si sforzò dentro di sé di giustificare il suo uomo.
La malattia, la depressione, l’età: bisognava comprenderlo. Ma erano ancora insieme dopotutto, dopo tanti anni, dopo le altre donne. Saverio, ora, aveva bisogno del suo aiuto.
Non glielo avrebbe fatto mancare.
L’altra era sparita appena le condizioni di salute erano peggiorate e dall’ospedale avevano chiamato lei ad assisterlo. Si erano riconciliati. Per sempre, pensava Luisa. 2 «Il dottore mi ha detto che l’operazione è andata bene,» disse Luisa, «presto potrai uscire, ho già preparato tutto a casa, io e le tue figlie ti aspettiamo.»
Saverio non rispose subito, girò la testa verso la finestra
e chiuse gli occhi. Quando li riaprì aveva uno sguardo freddo: « È venuta a trovarmi Marisa,» disse.
Poteva non significare nulla, ma non era così.
«Vuole che ritorniamo insieme,» continuò Saverio, «non penso di venire da te.»
Concentrati, concentrati, non devi piangere, non devi piangere.
«Lo so, sono stato un debole. Avevo paura di rimanere solo. Ma non ti amo più. Ti voglio bene, ma non ti amo.»
Luisa sapeva quale era il vantaggio di Marisa: «E il fatto che lei abbia trent’anni e io cinquanta è ininfluente? Vero? Sei un maiale. Non dovevo permetterti di farmi ancora del male.» Pronunciando questa frase, Luisa uscì dalla stanza quasi di corsa. Dovevo dar retta alle mie figlie, pensò, mi avevano avvisata. Conoscono il padre meglio di quanto io conosca mio marito.

Officina presenta: Sfida per il Talento

Una nuovo obiettivo: racchiudere una scena in 3000 battute. Sfida difficile, ma non impossibile per le autrici di Officina che hanno raccolto il guanto con coraggio.
Amore, passione, gelosia, tradimento: questi i temi. Siete curiosi di leggere cosa ne è venuto fuori?
Be', ne rimarrete stupiti.
Un grazie di cuore alla collaborazione di tre grandi scrittrici come Ornella Albanese, Theresa Melville, Isabella Mnotwright che si occuperanno dell'editing delle scene. Siete l'esempio vivente di come il confronto, la condivisione di esperienza e la generosità siano alla base della crescita professionale.
Le scene saranno pubblicate sul blog in ordine di arrivo e il "giudizio" della scrittrice professionista sarà reso noto alla fine di ogni settimana.
E ora... Buon Divertimento e Buona Lettura!

lunedì 8 novembre 2010

Il video di Romantic Rome- I parte

La prima parte del video di Romantic Rome, girato da Georgette Grig de "La mia biblioteca romantica".
Enjoy!

http://www.youtube.com/watch?v=aEOxuK1GFxk&feature=player_embedded

domenica 7 novembre 2010

Romantic Rome _ I Edizione

Romantic Rome: La creatività è donna.

C’è odore di rosa nell’aria frizzante di Roma di fine ottobre.
Appuntamento alle ore 9.00 alla Domus Sessoriana, piazza Santa Croce in Gerusalemme.
Un antico convento, le cui mura sono state, per due giorni, spettatrici di un convitto di donne giunte da ogni parte d’Italia per partecipare al primo workshop di scrittura creativa romance organizzato da Officina Italiana del Romance: Romantic Rome, per l’appunto.
Nella sala del camino, dove si è tenuto il corso, la parola d’ordine è stata solo una: creatività.Dalle docenti, tra le penne più famose della narrativa romantica e storica italiana, alle partecipanti  è corso un filo sottile ma saldo che ha elettrizzato l’aria di emozioni, esperienza, vissuto.
Carla Maria Russo è stata illuminante sul percorso creativo del romanzo storico, emozionando il pubblico con un reading di “Lola nascerà a 18 anni”, l’ultimo romanzo dell’autrice.



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Theresa Melville, con la passione e l’intensità che la distinguono, ha voluto condividere l’esperienza di come nascono i dialoghi di un romance storico, portando come esempi pratici su cui riflettere quelli dei grandi classici.

Mariangela Camocardi, spontanea ed empatica, ha illustrato come si creano i protagonisti e la sinossi di un romance storico, portando come esempio pratico alcuni famossimi romance da lei pubblicati e donandoci parte della sua grande esperieza di autrice.

Sylvia Z. Summers ci ha coinvolte in una performance di scrittura e recitazione che ha  divertito e reso il pubblico parte attiva dell’acting,  grazie alla preziosa partecipazione di due bravissime attrici teatrali portate dalla stessa autrice.

Isabella Montwright ha parlato di sesso e di come si costruisce una scena di passione; di quanto sia importante la tensione erotica in un romanzo d’amore. Una lezione affascinante, coadiuvata dalla voce melodiosa di  Irma Ciaramella, una delle attrici di “Cento Vetrine”.


E last but not least, Alessandra Bazardi, direttore editoriale di Harlequin Mondadori, è stata illuminante riguardo gli errori, assolutamente da non commettere,  per gli aspiranti autori.  Ha discorso di sinossi, struttura, emozioni e stile con piglio e freschezza, catturando l’attenzione delle partecipanti al workshop.

Tra tanti nomi femminili, non poteva certo mancarne cuno maschile. E che nome! Franco Forte e Mariangela Camocardi hanno presententato, in occasione dell’evento,  l’ultimo romanzo storico dell’autore, edito da Mondadori. “I Bastioni del Coraggio”è  in uscita proprio in questi giorni in tutte le maggiori librerie italiane. In più, non paghe della presenza dello scrittore, abbiamo voluto ascoltarlo nella lezione da lui tenuta sul linguaggio della fiction.

Romantic Rome ha avuto il privilegio di ospitare tre dive del romance: Jo Beverley, Mary Jo Putney e Deanna Raybourn partecipi per la prima volta e in esclusiva a un evento italiano del genere,  che hanno partecipato alla cena di gala di sabato 30 ottobre e all’incontro, insieme a tutti gli altri autori presenti, con il pubblico,  la domenica mattina successiva.
Ma le vere protagoniste del workshop sono state le determinate, deliziose, vivaci partecipanti che, con spirito ed umiltà, si sono messe in gioco, hanno discusso, preso appunti, si sono confrontate.
Ecco, questo è stato il grande pregio di Romantic Rome: il confronto, lo scambio culturale, di esperienza e di vissuto che ha dimostrato ancora una volta la magia che le donne sanno creare quando si uniscono per un fine e una passione comune.
Un ringraziamento a Francy e Vivi del blog  “La mia biblioteca romantica” per aver sostenuto questo primo esperimento con grande partecipazione ed entusiasmo. Grazie, ragazze!